05/06/2024
L'importanza della Potatura e della Gestione Primaverile per l'Equilibrio e la Longevità della Vite
Questo articolo fa parte del progetto "La voce degli studenti dell'Istituto Agrario Gallini di Voghera", volto a valorizzare le prospettive degli studenti nel settore agricolo.
È risaputo che la vigna vecchia dà il vino buono, ma come tutte le massime, si tende a semplificare eccessivamente quella che, pur essendo una verità acquisita, nasconde una complessità di cure necessarie a garantire un equilibrato invecchiamento della pianta. La gestione intensiva dei vigneti ha portato a definire vecchia una pianta dopo 30 – 35 anni, al contrario, la natura, ha regalato a questa specie un corredo genetico che la può spingere ad una vita di diversi secoli. I fattori che incidono maggiormente, oltre all’idoneo terreno di sviluppo dell’apparato radicale, vanno ricercati per lo più nell’equilibrio vegeto produttivo che la pianta assume nei diversi momenti della sua vita. È proprio l’attenta ricerca di questo equilibrio che consente alla pianta di superare i momenti di stress come le carenze alimentari, la siccità, gli attacchi parassitari ecc.
Con queste premesse si vuole focalizzare l’attenzione sulle pratiche di potatura.
Ormai da tempo si sono abbandonate le forme espanse per concentrarsi sui sistemi di allevamento a controspalliera. Nei principali areali viticoli Italiani prevalgono le forme a Guyot o a cordone speronato. Allo stesso tempo le distanze tra le piante sono diminuite molto, i vigneti sono diventati più fitti, e questo ha generato problemi con la naturale tendenza della pianta all’acrotonia, ovvero, al prevalente sviluppo apicale tipico di una specie nata per essere una “liana”. Chiunque si sia cimentato nella potatura della vite e dei fruttiferi avrà certamente notato come nella prima la quantità di rami eliminati è di gran lunga superiore a quella che si farebbe su un melo o su un pero.
La potatura invernale è l’atto tecnico più mutilante che subisce la vite. Questo approccio genera notevoli scompensi nel flusso linfatico che, pur non manifestandosi esternamente, deprimono la forza vitale della pianta.
Al fine di avere un sistema conduttore efficiente è importante non fare tagli di grossa dimensione cercando di rispettare una distanza adeguata dalle gemme della “corona” poste alla base del tralcio. In questo modo i coni di disseccamento che inevitabilmente si formeranno all’interno del legno, non andranno a compromettere le vie di passaggio della linfa. Tutto questo salvaguarderà la struttura fisica della pianta con innegabili vantaggi su fertilità, lignificazione dei tralci, maturazione e, più in generale, sull’equilibrio vegetativo auspicato all’inizio di questo articolo. Non va infine dimenticato che un taglio di piccole dimensioni è più facilmente cicatrizzabile e più difficilmente infettabile dai vari parassiti microbici. Questo tipo di approccio va completato con una corretta gestione dei germogli primaverili.
Ridurre il numero di ferite rappresenta un obiettivo che si può realizzare se si provvede ad eliminare tutti i germogli superflui, mal posizionati o improduttivi quando sono ancora verdi. Evitare questa pratica durante la potatura invernale, ovvero, quando i tralci sono lignificati, permette di contenere la dimensione delle ferite arrecate con il taglio.
Per questi motivi si consiglia un secondo intervento quando i germogli hanno una lunghezza di 5 – 10 cm, situazione che, per le viti coltivate sul quarantacinquesimo parallelo, si ha normalmente intorno alla fine di aprile, prima decade di maggio. Pratica poco diffusa ed erroneamente considerata costosa è in realtà una tecnica che consente una gestione precisa della chioma. L’agricoltore accompagna lo sviluppo vegetativo, razionalizza la posizione dei tralci e, in ultima analisi, incrementa la naturale capacità di autodifesa della coltura.